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Al termine dell’attività vulcanica protrattasi sino a 2.000 anni fa circa (Tito Livio ed altri storici sono testimoni di alcuni piccoli fenomeni
eruttivi verificatosi ai loro tempi), i Colli Albani assumono la forma del paesaggio che conosciamo.
In una immaginaria vista dall’alto possiamo distinguere due anelli concentrici montuosi uno più grande, il recinto esterno, che evidenzia una bocca
craterica a forma di ferro di cavallo che da Grottaferrata giunge fino a Velletri di 10 km circa di diametro, ed un’altra più piccola, il recinto
interno, formato da Monte Cavo e dai monti delle Faete di 1,5 km circa di diametro. In quest’ultima vi sono le vette più alte dei Colli Albani con
i 956 metri s.l.m. del Maschio delle Faete.
Tra i due recinti molte valli quali la Molara, i Piani di Caiano, la Doganella ed il Vivaro, si alternano a dolci colline. Verso il mare e Roma si
trovano i crateri ormai spenti di antiche bocche eruttive laterali occupate dai laghi di Nemi ed Albano, mentre molti altri bacini sono stati
prosciugati nel corso dei secoli dall’uomo forse a scopi agricoli. Tra questi bacini prosciugati ricordiamo: Vallericcia, Laghetto di Castel
Gandolfo, Valle Marciana a Grottaferrata, Prata Porci sotto Frascati dove probabilmente si può individuare l’antico e famoso lago Regillo
dove si svolse una delle più importanti battaglie tra Romani e Latini nel V secolo a. C., Pantano secco ed altri ancora.

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